11/07/2005

Blue Highways 2

….apri il cofano della macchina….
vedi siamo fortunati infondo…
fruga nella valigia e cerca anche gli attrezzi, uno che tiene la macchina così pulita gira sempre con la valigetta degli attrezzi….
adesso spingi la macchina nel sottobosco, vedi che serve a qualcosa anche il verde oliva?... poi caricatelo sulle spalle

…. Allora non hai capito
…rompi i coglioni e sei un uomo morto.....
se siamo fortunati questo era quasi arrivato,
lo cercheranno a casa, poi al lavoro, poi scatteranno le ricerche della polizia.......
Certo…capiranno al volo che ha incontrato noi. Almeno uno di noi…ma non potranno esserne certi e anche se gli mettono addosso i due più scarsi pivelli di queste parti saranno sempre due uomini in meno che cercano noi…
….dobbiamo avvantaggiarci. Tutti i chilometri fatti ora ci separeranno dai Marshal, da Saint Paul a qui sono si e no due ore d’aereo...
….attraverseremo quelle montagne la giù.....
Certo Bobb che solo un animale si sarebbe portato un morto sulle spalle per un giorno intero



Il sole che cala dietro le montagne sta disegnando l’oscura valle ai miei piedi, mentre in alto le punte degli alberi argentee si stagliano contro il cielo, lì in fondo alla valle è già il nulla.
È il tramonto.
Abbiamo lasciato il Minnesota da meno di due ore e se penso a tutto quello che è successo non mi sembra sia accaduto a me.
È la storia della mia vita questa, da quando sono venuto al mondo e per gli ultimi trent’anni, ogni cosa accaduta sembra accaduta ad un altro.
Dalla morte di mia madre in avanti ho sempre provato questo senso di estraniamento, ed ora sono qui, seduto su queste rocce in un paese diverso dal mio, con un morto legato sulle spalle.
Quest’uomo era uscito di casa per andare chi sa dove, incontro alla sua vita, una vita vera, da sentire propria, e di colpo ha incontrato me.
La sua vita non è stata più sua.
Strano che ora mi faccia certi scrupoli, ma credo che lo seppellirò, potrei finalmente calarmi questo peso dalle spalle, gettarlo in terra, girarmi e camminare come fossi un uomo libero verso la vita, ma il peso che mi grava sul collo non è solo quello di un corpo, è il peso degli anni, del sangue sulle mani.
Quando Don Pablo veniva a visitarci in carcere le sue chiacchiere erano buone compagne, certe notti, dopo le funzioni più belle m’immaginavo veramente salvo, salvato dalla comunione, da quel Dio a cui avevamo cantato i salmi e che m’aveva perdonato per il sangue versato, ma infondo al cuore sapevo che avrei ucciso di nuovo.
Don Pablo non è mai riuscito a farmi capire quello che ho capito da quest’uomo, ormai muto, in questo giorno che l’ho portato sulle spalle.
Se Billy Ray non l’avesse legato così stretto o se non fosse partito in questa corsa forsennata tra i monti alla ricerca della libertà non credo avrei resistito tanto, l’avrei gettato a terra quasi subito.
Non per il peso, ma per la sensazione di freddo che m’ha infilato nel cuore. Non è il primo uomo che uccido. Gli altri però mi conoscevano, sapevano che ho nelle mani la forza di un toro, molti sapevano anche che non mi piace essere preso in giro quando sono ubriaco, bastava una stretta troppo forte o un pugno diritto in petto e loro si ritrovavano al creatore, io, sobrio d’un colpo, solo, a fuggire di nuovo. Questo invece è il primo che sapevo già che avrei ucciso. Quando è entrato nel parcheggio della stazione di servizio ed ha fermato la macchina vicino ai cessi, io lo sapevo che era il mio uomo A farmi veramente impressione non è stato spezzargli questo magro collo, no, è stato sentire che gelava lentamente sulla mia schiena e si irrigidiva in questa stana forma concava attaccato a me.
È stato provare cosa significa la vita che fugge dal corpo, l’uomo che diventa cosa. E questa cosa che ho addosso mi ha insegnato più di chiunque altro in tutta la vita. Billy Ray dice che è la stanchezza, che ho le allucinazioni, non è vero, Roger,perché cosi si chiama, non ha fatto che parlarmi. Mi ha raccontato la sua storia, l'ha fatto gelando dietro di me. Non sono pazzo, so bene che i morti non parlano e che la storia me la sono raccontata da solo, ma sono certo di non essere andato lontano dalla verità. C’era un Roger in prima classe con me, era secco come questo, forse è suo figlio, chissà! Era un bambino preciso, attento ad ogni cosa, se fossi stato più sveglio me lo sarei fatto amico invece di prenderlo a sberle, ma io sveglio non lo sono stato mai. Sono sicuro che quest’uomo era come lui, preciso, attento, con una vita tranquilla, una moglie secca come lui, piena di certezze, dei figli secchi anche loro, magari non proprio precisi come lui, ma quasi e comunque sempre ligi al dovere. Nessuno insomma che mi sia mai capitato d’incontrare in galera.
Ho imparato da Roger che Billy Ray ha ragione quando dice che solo un animale si sarebbe portato un morto legato sulla schiena un giorno intero. Io sono un animale. Sono un mulo, per tutta la vita lo sono stato, e di volta in volta la scuola, quelli come Billy Ray, la galera, tutti non hanno fatto altro che impastoiarmi e caricarmi il basto sulla schiena, più pesante era meglio era. Poi mi davano una pedata in culo e mi dicevano corri.
Lo sapevano bene loro che non avrei saputo ribellarmi. Che due cose insieme io non riesco a farle e quindi o penso o corro sotto il peso delle loro dannatissime some.
Ma giuro che Roger è l’ultimo peso che sono stato disposto a farmi caricare sulle spalle, l’ultimo che m’incollano alla schiena senza chiedermi il permesso. Questo ho imparto oggi. Che ci sono pesi troppo grandi per la schiena di un uomo, e ce ne sono altri che porti per tutta la vita.
Roger è uno di questi , anche ora che l’ho sceso dalla spalle mi pesa ugualmente addosso.

Commenti

That Georgia's always on my mind Doru Hendrikje.

Scritto da: Doru Hendrikje | 27/08/2007

they say where to young,to get are self's sprun. Stacy Fabian.

Scritto da: Stacy Fabian | 19/09/2007

oh lord my baby your driving me craz. Karolyn Leanne.

Scritto da: Karolyn Leanne | 21/10/2007

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