02/09/2005
Pino
Piove e come sempre ho spedito Gianni ad accompagnare Gaia al mulino, è l’unico posto quello dove non urla per i tuoni, la macina fa talmente tanto rumore che non li sente neppure. Certo, Marcaurelio me l’ha fatto capire coi fatti che ora che l’hanno riassunto gli scoccia avere quei due bambini in mezzo ai piedi mentre lavora, ma io che posso farci? A tutto non riesco a stare dietro. Dove sei? Vorrei sapere perché non torni, dove spedire queste lettere che fanno mucchio nel comodino. La guerra è finita, così dicono, ma per me non finirà mai se tu non torni. La maggior parte degli uomini sono già a casa, di chi non c’è si conosce la fine, tu non sei neanche disperso, di te nessuno sa niente. Ho scritto al ministero della guerra anche se non so se esiste ancora non ho avuto risposta, ho anche pensato di andare direttamente a Roma, ma come? E i bambini a chi li lascio? E poi, una volta arrivata lì, con chi parlo? Marcaurelio ha detto che se non torni per l’estate ci va lui a chiedere notizie, purché gli pago il viaggio però, nemmeno loro se la sono passata bene. Quando sei partito ho invidiato con tutto il cuore Rosa, Marcaurelio riformato la vedevo una fortuna inaudita, lui inabile alla guerra avrebbe aiutato i suoi, io sarei rimasta sola. Poi sono arrivati i tempi brutti,e nemmeno Marcaurelio ha potuto nulla, Geppo l’ha licenziato, con dolore, ma che fare? Il mulino non aveva più molto da macinare e così il lavoro Geppo, anche se è vecchio che pare Noè, se l’è fatto da solo e Marcaurelio per Rosa è stato solo una bocca in più da sfamare. Tu lo conosci tuo fratello, è un uomo semplice e questi sono tempi per i lupi, non per gli agnelli. Così Rosa e io abbiamo imparato a pensare a noi ed ai bambini. Certe volte, ora che tutto sembra quasi normale m’assale la vergogna per certe azioni che ho fatto, ma Pino tu lo sai, io i bambini non li potevo far morire di fame. Ho rubato lo ammetto di fronte a te, ho rubato nei cambi di fave, sugli alberi da frutta e anche in qualche pollaio, m’hanno vista sai? Iolanda, ho sentito gridare, mi ruba le fave, e sono scappata subito fino in casa, e per una settimana non ho messo il naso fuori, ma che dovevo fare Pino? Tu non tornavi, di te non avevo notizie. E quanti chilometri ho fatto. Pino mio. Se mi vedessi ora come sono brutta, secca come un palo. Ma i bambini, i bambini. Giravo le campagne vendendomi le cose, ho svenduto per un pollo, per tre uova, per un pezzo di lardo quasi tutto il corredo, i vestiti, le tue scarpe. Anche quelle Pino. Anche quelle. E pensavo, mentre le vendevo, tornerà e non troverà che mettersi addosso e forse all’inizio s’arrabierà ma io gli dirò che avevamo fame ed andrà in giro scalzo ma felice che siamo vivi. All’inizio bastava. È strano ma la gente cambia anche modo di ragionare quando c’è una guerra, quelli che prima non avresti mai visto spendere un soldo, uno solo, in sciocchezze, che non si cambiano la camicia che a Natale, che altrimenti la lavano e la rimettono così ancora bagnata, proprio loro hanno comprato le mie cianfrusaglie. I pastori sopra a Boscoreale si sono sentiti dei notai, dei dottori in questi anni, loro avevano il cibo, e quindi erano i signori di questa terra, per una volta sola i signori erano loro e non chi nel materasso covava l’oro. L’oro non si mangia. E cose da signori volevano, hanno fatto il corredo alle figlie con il corredo mio, ed ai maschi che non sapevano se erano vivi o morti in qualche parte del mondo hanno comprato le scarpe per quando tornano a casa, e così mi sono venduta perfino il crocifisso sopra la porta, ed abbiamo mangiato. Non è bastato però, questo devi saperlo, e forse te la prenderai con me, perché non avresti mai voluto. Ma io l’ho fatto ugualmente. Per la prima volta da quando ti conosco ho fatto qualcosa che sono certa ti darà dolore, l’ho fatta ugualmente. Gaia ha preso il tifo. Avevo bisogno di latte, di latte tutti i giorni e non riuscivo più a trovarlo, ho fatto debiti da per tutto, ma latte a credito non me ne davano più. Sono andata da tuo padre Pino, ho bussato a quella porta che t’ha visto uscire senza rimpianti e ho chiesto aiuto. Per essere così vecchio ancora è forte e dritto come lo ricordavo. M’ha guardato con gli stessi occhi tuoi, ma senza amore e non ha proferito parola. Per quaranta giorni è sceso in paese ogni mattina, entrava in casa senza chiedere il permesso, poggiava sul tavolo il latte, dava uno sguardo a Gaia le sentiva la fronte e le guance, poi andava via. Da quando Gaia è guarita non l’ho più rivisto. Ma tu devi promettermi che quando tornerai ci salirai con me lì su alla collina e verrai a ringraziare e poi, anche se non gli parli, di tanto in tanto gli porterai i bambini. Puoi anche star fuori se preferisci ma i bambini gli e li devi portare. Non li aveva visti mai. Ho capito che non è giusto Pino. Non lo è. Tante cose ho capito in questi anni. Certe non avrei voluto capirle mai ma forse a raccontarle a Gaia e Gianni, un po’ più in là, li aiuteranno a scoprire il mondo senza una guerra di mezzo, ho capito che ogni tempo ha il suo dolore ed ogni dolore il suo tempo. Ho sbagliato tutto sai? Quando mi chiedevi di andare a passeggio ed io ti scansavo la mano Pino, sbagliavo, il lavoro non era tutto, non poteva essere tutto. A che è servito aver vestito i signori di tutto il paese se poi per mangiare sono dovuta arrivare a Boscoreale? Quando torni ti prometto andremo a passeggio ogni sera, io tu ed i bambini. Anche al cinematografo voglio andare, ma tu torna ti prego.
17:39 Scritto da: onecat@v in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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01/08/2005
arrivederci
vado in ferie ci vediamo a settembre. spero che vi divertiate. io farò del mio meglio. baci a tutti.
17:58 Scritto da: onecat@v in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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26/07/2005
Vita
“Alberto vieni fuori dalla vasca immediatamente!”
“Non farmi urlare, lo sai che la mamma non può.”
“Forza vieni qui che t’asciugo”. Proprio a me doveva capitare un figlio patito per il bagnetto, mai avuto la soddisfazione di doverlo prendere di peso per infilarlo nell’acqua.
Appena gli dici “Alberto è ora del bagno” lo trovi già in mutande, bordo vasca, che fissa l’acqua con amore.
“farà il palombaro” dice sempre il nonno, senza rendersi conto che i palombari, credo, non esistono più. E poi io proprio non vorrei che mio figlio per lavoro finisse a mollo.
Alberto, se i miei sogni si avverano, farà l’avvocato!
Si lui farà l’avvocato e Saretta, Saretta farà l’attrice famosa, è tanto bella la mia Saretta
I miei sogni.
I miei sogni contemplavano una vita semplice ma sicura, cosa che da quando Andrea è sparito, sparito si fa per dire visto che quando ha bisogno sa sempre come trovarci, non è più possibile.
Una casa tutta nostra e due bambini, volevo pure il cane e lo steccato bianco, alla faccia di chi pensa che certi sogni siano sciocchi.
Invece abito ancora con i miei e debbo ringraziare Dio che siano ancora vivi, che ci sia mio padre a far da padre ai miei figli e mia madre a far da madre a tutti quanti. I miei sogni prevedevano un indipendenza economica, una qualsiasi, senza strafare ed una vecchiaia serena. Ma forse era destino che così non fosse e che i miei sogni restassero tali.
Ora non m’arrabbio neanche più tanto, ho raggiunto un compromesso con la vita, per dormire la notte e non farmi prendere dallo sconforto sogno che tutti i sogni di cui sono stata privata vadano in cumulo hai miei bambini. Si sogno che i miei sogni si realizzino per loro, che siano loro ad essere felici come io volevo, ad essere sereni sempre come lo sono ora che non capiscono il perché di tante cose.
Tutti dicono rifatti una vita.
Sembra facile a dirsi. Ma cosa credono che io abbia la fila di uomini dietro la porta? Si, sono tutti lì ordinatamente in fila, numeretto alla mano, in attesa di portare a cena una trentasettenne con due figli a carico ed un lavoro part-time. Ancora legalmente sposata, non si sa per quanto, con l’uomo più inconcludente e insensato che le sia capitato a tiro.
Esco ogni tanto. Vado a cena con Luigi, il commercialista della società per cui lavoro, andiamo al cinema o a teatro e poi sotto casa lui mi da un casto bacio sulle labbra, io scendo dalla macchina e tutto finisce li. Luigi è convinto, gli e lo leggo in faccia, di comportarsi così per il rispetto che mi porta. Balle. È ancora innamorato di sua moglie. Questa è la verità. E quando il ragazzino con cui la signora se la spassa rinsavirà e la mollerà lui tornerà da lei. Lo farà illudendosi di farlo per il figlio che tanto ama, ma non è questa la verità. Di quella donna lui non può proprio fare a meno. Ed io certo non lo biasimo.
Infondo, di tanto in tanto, anch’io penso che rimettermi con Andrea non sarebbe una cattiva idea. Certo i bambini ne sarebbero felici, almeno fino a quando non riceverebbero l’ennesima batosta, i miei non mi parlerebbero per una quindicina di giorni dandomi della deficiente, ma alla fine mi riaccoglierebbero in casa comunque, e io, per tutto il periodo che durerebbe, farei tanto sano e buon sesso. Perché tra me ed Andrea non c’è mai stato niente di casto. Almeno questo!
“vieni qui che mamma t’asciuga. Le hai lavate le orecchie? Fammi vedere! Va bene vieni in braccio a mamma”
Ecco adesso potrei anche morire. Morirei felice. Con questo scricciolo seduto sulle gambe che dondola ritmicamente quei piedini cicciotti schizzandomi la gonna. La sua testa tonda come una mela poggiata nell’incavo tra i seni e le braccia tornite che mi stringono piano.
Ora i miei sogni non hanno più alcun senso.
“adesso vai da nonno e gli dici, nonno mi metti il pigiamino e mi racconti una storia?”
“no amore, mamma non ha voglia di raccontartela. Mamma non ha più voglia di raccontare storie a nessuno, se ne è raccontate tante da sola che bastano per il resto della vita”
“come? Biancaneve ed i sette nani? No! Mamma si raccontava quella di cenerentola ed il principe azzurro! Si tesoro quella che finisce dicendo e tutti vissero felici e contenti”
09:44 Scritto da: onecat@v in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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